“Le infermiere e gli infermieri costituiscono un vero e proprio esercito del bene”, così il Presidente della Repubblica in un discorso qualche giorno fa.
Oramai le parole sono violentate, diventate ossimori, ed il tutto ha avuto inizio dai tempi del Covid.
Qualcuno ricorderà quel tempo infausto: coprifuoco, battaglia, guerra all’infezione, repressione…polizia ovunque per dimostrare che la militarizzazione pure delle parole, portava la pace. Mantra ripetuti ogni giorno da tv e giornali.
La “battaglia” contro un’infezione virale, affidata ai generali!
Con poche, rare, voci dissonanti…
Poi la guerra in Ucraina, il genocidio dei palestinesi, e la guerra infausta in Iran.
L’uso delle parole per inculcare l’idea che gli eserciti portano pace. Ossimori appunto.
E tutto questo nell’indifferenza generale: rimane il Papa a usare parole diverse:
“Non si chiami ‘difesa’, impoverisce educazione e salute”.
E rimangono i Poeti: nel 2020, in pieno Covid, autopubblicai un piccolo libro di poesie, “Cronache dal nuovo mondo – la poesia al tempo della pandemia”. Oscurato e mai pubblicizzato, parlava di questo vuoto e questa violenza distopica nell’inculcare la bontà della guerra e lo stravolgimento delle parole a fini della propaganda bellica.
Un libro “profetico”: dopo quelle parole lo stravolgimento delle parole ha avuto il suo compimento. Oggi non parlare di guerra e considerarla, qual è, un’orribile degenerazione dell’umano è diventata eresia…
Immuni all’odio,
al panico,
ai cieli oscurati dal veleno,
ai morti e alla morte,
alle urla, alle grida
Immuni da notifiche,
da squilli continui,
da dita affannose
su tastiere luminose
Immuni dai se, ma, però,
da quella decisa indecisione
che oscura l’amore
Muoviamo i cuori,
le voci sussurrate
Per amare chi resiste,
al perpetuo nulla
27 aprile 2020
















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