La poesia cattiva…

Ha scritto Carmelo Bene:
“Mi capita di pensare a Pasolini. Eravamo amici, nonostante la differenza di età. Penso alla sua grandezza di antipoeta, di bestemmiatore di fede e speranza, di corruttore. Al suo autolesionismo, che non è masochismo ma autodistruzione. Le nostre brave sinistre non hanno mai voluto accettarlo in questa dimensione eppure basta sbirciare nel Salò. Moravia lo diceva: il poeta è cattivo. I poeti devono essere cattivissimi” (da Il mio testamento dalla tomba del teatro – La Repubblica, 20 novembre 2000).
Quel cattivissimi non appartiene più alla poesia di oggi, a larghi tratti cosi banale e buonista.
Pure una poesia civile, sia essa dedicata al genocidio in Palestina o contro la barbarie di novelli giustizieri, crea scandalo, figuriamoci la poesia erotica che per sua natura “bestemmia” i luoghi comuni.
Forse, a mio modesto parere, bisognerebbe ripartire dalle parole di Carmelo Bene: la “cattiveria pasoliniana” mai banale e che abbraccia i dolori del mondo, l’antipoesia, dovrebbe essere la vita di un poeta. E la sua poesia.
La ricerca spasmodica della forma, di rime e sintassi perfette, ha fatto perdere di vista la sostanza, così da rendere afone e senza alcuna profezia le parole poetiche.
Un poeta cattivo, Vladimir Majakowski, scrisse:
“Leggete libri di ferro!
Sotto il flauto d’una lettera indorata
si arrampicheranno marene affumicate
e navoni dai riccioli d’oro…“
Che si riparta da quei libri di ferro, per far rinascere la Poesia.

(nella foto, letture a Chia, piccolo borgo del viterbese, dove Pierpaolo Pasolini acquistò la torre nella quale abitò gli ultimi mesi prima di essere assassinato e dove girò il Vangelo secondo Matteo del 1964)